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PELLEGRINAGGIO A LOURDES,

18 – 24 LUGLIO 2008

di Maurizio Gagliardi, Volontario, Ripaberarda AP

 

…ma sedendo e mirando interminati  spazi al di là da quella, io nel pensier mi fingo… ove per poco il cor non si spaura…” (dall’ “Infinito” di Giacomo Leopardi)

Per iniziare quest’articolo sull’annuale pellegrinaggio a Lourdes al quale, finchè sarò vivo e finchè Dio vorrà darmi forza, non mancherò mai di fare, non trovo termini più adatti.

E proprio questa foto visibile sulla sinistra, a mio avviso è densa di significato: sembra voler dire che “Lourdes è il massimo della fede”. Siamo abituati a vedere foto di Chiese con sfondi celesti, come a comunicarci che oltre tali Chiese c’è altro da scoprire, come il Leopardi che vede “interminati spazi al di là da quella“, mentre qui a Lourdes, oltre il Santuario vediamo solo montagne come per dire che “Lourdes è il culmine di un cammino di fede”. Parlando a titolo personale, debbo dire che a Lourdes perdo la cognizione del tempo, nel senso che  faccio  tutto  ciò  che  bisogna  fare, senza star a guardare l'orologio per poi magari pormi il problema “farò in tempo?”. Priorità assoluta al malato.

Ogni suo desiderio per me è un ordine. Ovviamente ho fatto il tutto in una "valle di lacrime". Spesso mi sono commosso, restando con il grande interrogativo "ma che male hanno fatto questi malati per meritarsi tutto ciò!?!". Addirittura un malato mi disse che "loro sono felice così", ma io non lo sarò mai, mai! Non sarò mai portato a pensare alla felicità altrui quando vedo un malato. Questo malato era in grado di comunicare, ma ho visto malati che sostanzialmente sono dei vegetali, poiché non camminano, ma soprattutto non sono in grado di comunicare, e nonostante ciò, vedevo la madre sempre col sorriso in bocca. In realtà anche loro hanno la forza di comunicare, poiché io mi emozionavo, quindi sono in grado di trasmettere almeno delle sensazioni. Stà a noi "decifrare" quelle sensazioni ed agire di conseguenza. Mentre tornavo in hotel, incontrai proprio questa bambina accompagnata dall’inseparabile Madre. Emozionato le dissi "Signora, lei è come la Madonna". Lei mi abbracciò sorridendo, e, come spesso mi succede, mi sembrò che si erano invertite le parti, nel senso che era lei che incoraggiava me. Una giustificazione a questi strani casi di inversione delle parti, io vado a cercarla nella fede in Dio, e soprattutto nella sua onnipotenza, anche se non mi basta la risposta che mi da la teologia, la quale afferma che "i malati esistono per riscattare i nostri peccati". Diciamo piuttosto che in questi casi la scienza ha fallito. Se un giorno, sempre grazie a Dio, riuscissimo a togliere questi handicap, ci troveremo a dire che la Chiesa fin qui ha sbagliato, o meglio, abbiamo sbagliato noi ad interpretare questi messaggi. Sono sicuro che questo giorno arriverà. E come sono certo dell’arrivo di questo giorno, sono sicuro che avremo sempre a che fare con il male, nel senso che poi avremo altri problemi da risolvere. Lotteremo sempre con il male, ma, restando sempre uniti a Dio, vinceremo sempre, sempre!

Nella foto di destra è visibile la processione “aux flambeaux”, altro momento ricco di emozioni, soprattutto quando tutti alzano quei flambeaux verso il cielo, ed insieme cantano “Ave ave ave Maria”. Questa processione, vista dall’ alto poi, comunica ancor di più la forza della Fede: si vede un fiume di gente, restando felice poiché ci si rende conto che tutti siamo con i malati. L’evangelista Matteo riporta che Gesù disse “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Dunque anche noi dovremo assumere lo stesso atteggiamento nei confronti dei malati, e rassicurarli che non saranno mai soli.

 

Sempre facendo riferimento a Sacre Scritture, mi sovvien citare parte della lettera di San Paolo apostolo ai Romani: "… amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda…". Per chi viene a Lourdes per dare sollievo ai malati, sono proprio queste le parole che deve sempre tener presenti, ma soprattutto non dimenticare mai che si va a Lourdes per una settimana, ma il malato c’è sempre, e sempre bisognerà essergli vicino, incoraggiarlo, farlo sentire nostro fratello.

Ma il vero centro di Lourdes, o meglio, il “punto cruciale” di Lourdes è quello visibile nella foto di sinistra. E’ proprio qui che nel 1858 l’“Immacolata concezione” apparve a Bernadette Soubirous.

Motivato dall’eccessiva affluenza di pellegrini, è stato addirittura modificato il percorso del fiume “Gave de pau”, permettendo così di costruire una sorta di piazza di fronte al luogo delle apparizioni ed allestirvi l’altare dove vengono celebrate le Messe. Quel “triangolino” bianco che si vede proprio al di sotto della statua della Madonna, altro non è che un insieme di candele, sempre accese, giorno e notte. Ora sono state tolte, ma anni addietro vi erano appese nella roccia vicina alla Madonna, anche molte stampelle, segno inequivocabile che qualcuno aveva ricevuto la grazia.

E poi, vedere questa grande, immensa Basilica costruita sulla roccia, subito mi rimanda la memoria alle parole di Gesù tramandateci dall’evangelista Matteo (7,24): "…Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia…". Dunque posso affermare che Lourdes è un "Vangelo vivente", ossia un luogo dove si è spesso portati a pensare al Vangelo, che non a caso significa "buona notizia" (eu – angelion). Anche questo però è solo un simbolo, nel senso che "costruire la casa nella roccia" significa costruire la propria vita seguendo Dio.

Concludo facendo una riflessione sul simbolo del santuario di Lourdes, visibile sulla destra. In questo simbolo è stata stilizzata la foto del Santuario vista dall’alto, che potrebbe avere molti significati. Potrebbe sembrare le braccia aperte della Madonna che ci dice “Vieni a Lourdes, c’è bisogno anche di te. Ti aspetto a braccia aperte”, ma potrebbe anche sembrare che a Lourdes c’è posto soprattutto per chi ha un cuore spezzato, infatti ciò sembra il simbolo. Comunque sia io preferisco più pensare che siano le braccia aperte della Madonna, che per il quarto anno mi ha accolto, e, come ho già detto all’inizio, mi accoglierà per tutta la mia vita.

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PELLEGRINAGGIO A LOURDES,

23 – 28 LUGLIO 2007

di Maurizio Gagliardi, Volontario, Ripaberarda AP

"Ha vinto la Madonna. Tenga, non mi serve più! La Vergine ha guarito il mio spirito".

Chi pronunciò queste parole fù Giovanni Battista Tommasi, il quale, a fine Agosto 1903, si recò a Lourdes con lo scopo ben preciso di suicidarsi poiché vittima di una forma artritica acuta e irreversibile che lo "condannò" a trascorrere il resto della sua vita su di una sedia a rotelle. Aveva progettato di farlo proprio di fronte alla grotta di Massabielle dove, nel 1858, la Madonna apparve alla piccola Bernadette Soubirous, ma, come anche lui disse, "Ha vinto la Madonna", ed aggiungo io, ha vinto la fede. Dunque si rivolse con queste parole al Vescovo Monsignor Radini Tedeschi (direttore spirituale del pellegrinaggio), cedendogli appunto la pistola con la quale aveva deciso di commettere l'estremo atto. Poi aggiunse "Se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri ammalati". E da quì la volontà di creare un’ "associazione" in grado di accompagnare ammalati a Lourdes: l’UNITALSI.

Ed è per quanto appena citato, che, almeno per me, tornare a Lourdes con l’UNITALSI è una sorta di ritorno alle origini, una sorta di ritorno al paese natio.

Lourdes è una lezione di vita, un luogo dove si perdono spazio e tempo della frenetica vita di tutti i giorni, e si da la precedenza assoluta ai malati, tanto che Sua Santità Giovanni Paolo II la definì come una "fonte dove la coscienza torna, o ritorna pulita".

A Lourdes ci si commuove facilmente e spesso: personalmente posso dire che mi ha fatto questo effetto già sul treno in partenza mentre salutavo parenti ed amici. Di tanto in tanto mi recavo al barellato, cioè il vagone riservato ai disabili, proprio al fine di poter parlare con loro, ed avendo come scopo ultimo quello di vederli felici quindi di far loro scorrere più veloce il tempo. Per me sì, il tempo è trascorso velocemente nel treno, anche perché ero sempre in giro, e a piedi avrò fatto chilometri e chilometri, e dove vedevo bisogno di aiuto mi fermavo, ma … per i malati!?! Loro non possono muoversi, e magari parlandogli, gli rendi meno dura l’impresa di fare circa 24 ore in treno.

Certo, il pellegrinaggio poteva anche esser fatto in aereo, ma così facendo avrei perso lo spirito stesso del pellegrinaggio, che vedo come un "soffrire" per arrivare ad un obiettivo, obiettivo che non saprei definire come: solo chi ci è già stato potrà comprendermi.

 

Nel 1995 l’UNITALSI ha inaugurato a Lourdes, il “Salus Infirmorum” da noi tutti definito semplicemente “Salus” (foto a sinistra). Il Salus è l’alloggio per i disabili, con disponibilità di 370 posti letto per accogliere parte dei circa 35.000 ammalati e disabili che si recano ogni anno nella città mariana accompagnati dai volontari dell’Associazione. Ed è proprio qui dove si ci commuove di più, dove ti rendi conto che molta gente ha bisogno  del tuo aiuto,  dove qualche  “forza nascosta” ti porta ad aiutare il prossimo senza   bisogno che sia lui a chiedertelo. Al Salus c’è anche il ristorante, ed un giorno, mentre ero a fare la fila in attesa del pasto, vidi arrivare una signora con al suo fianco un bambino, sui 10 anni. Il bambino sembrava perfetto, ma di tanto in tanto si metteva ad urlare. Mi misi a parlare con la madre, e fu lei a dirmi che il figlio era affetto da autismo, i cui sintomi sono rilevabili solo entro il secondo/terzo anno di età e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione. Mi disse che in sostanza gli autistici vivono in un mondo diverso, in un mondo a parte, ma mi disse anche una cosa della quale fui molto felice, e cioè che da 3 anni a questa parte, il bambino, con l’aiuto di un neuropsichiatria infantile, aveva migliorato di molto la sua condizione, infatti prima lui mai sarebbe riuscito a venire a Lourdes o a vivere in una comitiva. Presi molto a cuore la sua storia, dunque mi decisi e lo feci passare davanti a tutti, anche perché la madre stessa mi disse che il bambino odiava aspettare. Mi stavo commuovendo, e cercai di farmi forza e di non farmi uscire le lacrime, ma subito dopo aver finito il pranzo, tornai in hotel e mi dilungai sul letto pensando insistentemente a quel bambino, e lì mi commuovevo poiché non riuscivo e non riuscirò mai a capire il perché dell’esistenza di tali malattie.

Siamo andati sulla Luna, abbiamo scoperto forme di vita sul pianeta Marte e comunichiamo coprendo spazi quasi infiniti: ma quando riusciremo a donare una vita dignitosa a queste persone!?!

Commuoversi per un bambino autistico è una cosa normale, ma c'era qualcosa che mi commuoveva ogniqualvolta mi recavo nella Basilica di San Pio X (la Chiesa sotterranea più grande del Mondo). Forse questo "qualcosa" che mi commuoveva era il fatto di notare la potenza, o, ancora meglio, l’onnipotenza della Fede. Anche in questo caso posso dire che "ogni segno è segnale". Il segno: la Basilica sotterranea; il segnale: la Fede va ricercata nella semplicità, nell’umiltà, "scavando" nel nostro cuore; infatti questa Chiesa, immensa, in grado di ospitare 25.000 persone, è "invisibile", poiché costruita al di sotto del terreno: si vede solo una vasta pianura verde, che in sostanza costituisce il tetto di questa imponente struttura, come illustrato nelle due foto sottostanti.

 

 

Ho cercato di dare un senso a tutte le cose che vedevo, e facendo mente locale all’ home page del sito della UNITALSI ( www.unitalsi.it ), ho capito perché è stata creata quest’ icona: sembra quasi voler dire  “L’ UNITALSI nasce ai piedi della Madonna di Lourdes”, infatti nella foto è riprodotta la Madonnina posta nel “cuore” di Lourdes, cioè nella grotta di Massabielle, luogo delle apparizioni.

Ed ora qualche curiosità: la storia del Santuario si rifà alle diciotto apparizioni della Madonna a Bernadette Soubirous, tra l’ 11 Febbraio e il 16 Luglio 1858. Il 25 Marzo, la Signora comunica il suo nome: "Io sono l’Immacolata Concezione" riprendendo il dogma scritto da Pio IX l’8 Dicembre 1854. L’autenticità delle Apparizioni fu riconosciuta nel 1862. La festa del Santuario è l’11 Febbraio.

"Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre" – San Giovanni 2,9

La filosofia ci insegna che "ogni uomo è sacro all’ uomo"

"Lasciatevi riconciliare con Dio" – Tema pastorale di Lourdes 2007

Potrei citare un’ infinità di sacre scritture tutte finalizzate ad evidenziare l’importanza dell’amore che ognuno di noi deve avere verso i disabili, ma concludo con questa:

"Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà", dice un antico canto battesimale, ripreso da San Paolo nella lettera agli Efesini (5,14). "Svegliati, o tu che dormi… e Cristo ti illuminerà", dice oggi la Chiesa a noi tutti: Svegliamoci dal nostro cristianesimo stanco, privo di slancio; alziamoci e seguiamo Cristo la vera luce, la vera vita. Amen.

Sabato Santo 26 Marzo 2005, nella Basilica Vaticana, l’allora Cardinal Joseph Ratzinger (l’attuale Papa) conclude con queste parole la sua omelia a nome del Santo Padre Giovanni Paolo II, e, se anche tu sei stato a Lourdes con l’ UNITALSI, non potrai certo negarmi di sentirti un po’ destinatario di queste parole che San Paolo esprime nella sua lettera agli Efesini. Ed è proprio nella frase "...alziamoci e seguiamo Cristo la vera luce…" che vedo l’amore che ognuno di noi deve donare agli altri, specialmente ai più bisognosi.

P.S.: ci vediamo l’ anno prossimo a Lourdes per il 150esimo anniversario delle apparizioni.

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Noi, "i pellegrini della Carità..."

Giornata di convivenza al Monastero di Valledacqua

Comune di Acquasanta Terme AP

di Barbara Fioravanti, Volontaria, Ripaberarda AP

Domenica 24 giugno il Signore ci ha chiamati a "prendere la nostra bisaccia" e ad "ascendere" tra le montagne del Parco nazionale dei Monti della Laga e quello dei Monti Sibillini. In questo incantevole spazio di natura e tranquillità Egli ha costruito una tenda in mezzo a noi. Luogo dell'incontro è stata l'Abbazia di S. Benedetto di Valledacqua, nel comune di Acquasanta Terme, costruita dai monaci benedettini farfensi alla fine del X secolo. L'armoniosa e luminosa costruzione in travertino, affiancata dalla Foresteria, un tempo abitazione del colono, è stata recentemente ristrutturata per volontà di Sua Eccellenza Mons. Silvano Montevecchi, vescovo di Ascoli Piceno, e ospita oggi la Comunità femminile della Congregazione Benedettina Camaldolese, che ne cura la liturgia e gli incontri spirituali. L'ospitalità è opera dell'Associazione di volontari "Amici Spiritualità in Valledacqua" e offre accoglienza e ristoro a chiunque vuole condividere il silenzio, la preghiera e la riflessione. In questo incantevole paesaggio immerso nel verde Gesù si è rivelato a noi e lo ha fatto per opera di due "profeti" del nostro tempo, due amici e pastori della famiglia unitalsiana che sono stati la Sua "voce" proprio in occasione della giornata dedicata a S. Giovanni Battista.

Dopo il ritrovo, previsto per le ore 9,00, e i saluti ai nostri cari ospiti Don Decio Cipolloni e Mons. Luigi Marrucci, accompagnati da Mons. Silvano Montevecchi e dall'Assistente Spirituale della sottosezione ascolana Don Basilio Marchei, ci siamo raccolti all'interno della sala conferenze della Foresteria per i momenti dell'ascolto e della formazione. Il saluto del vescovo è stato accompagnato da una riflessione sui temi della penitenza e dell'amore: "Dio è amore e comunione. Nel mondo manca la comunione perché domina il peccato, per cui ci si vergogna del bene e, al contrario, c'è il vanto per il male. Dio è anche conversione e la conversione è penitenza continua contro il compromesso. L'atteggiamento di penitenza ci rende simili a Gesù e ci permette di riconoscerlo nel malato che è il crocifisso e, in quanto tale prezioso e da adorare".

La prima meditazione, di cui riporto i tratti salienti, è stata guidata da Don Decio sul tema "Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto": "Qual è l'immagine più viva di quel Gesù che hanno trafitto? Dobbiamo ritrovare l'identità del crocifisso. Il Risorto cerca una casa in città anche se le ideologie lo hanno respinto dalla storia e oggi domina un ateismo più pratico che ideologico. L'UNITALSI ha conosciuto Cristo nell'esperienza della Carità. Egli ci chiede di renderlo visibile attraverso la Carità. È la Chiesa che esprime la Carità di Dio. La Chiesa ha ricevuto nell'Ultima Cena il Grembiule del servizio e la Carità è stata resa sacramento. Essa è servizio e noi dobbiamo essere i Servi della Carità. Chi rende visibile la Carità deve possedere alcune virtù: 1. la competenza professionale (le opere di Carità non devono coprire l'immoralità interiore. Non sono i ruoli che danno prestigio a chi compie un'opera, ma proprio colui che compie un'opera deve dare prestigio a ciò che fa); 2. il senso di famiglia (l'UNITALSI come famiglia deve accogliere tutti, anche chi è separato. Il Signore attraverso l'opera di Carità può colmare le nostre ferite. Il servizio con l'UNITALSI è il ruolo privilegiato per la vocazione all'amore, nella vita familiare o nel cammino vocazionale); 3. la probità (integrità umana e sociale, purezza del cuore e integrità dei sentimenti); 4. lo spirito di giustizia (la giustizia deve essere supportata dalla Carità); 5. la sincerità (bisogna dare spazio alla verità e ai sentimenti. La Carità è un autentico atto d'amore e le opere di Carità sono quelle che Cristo compie attraverso noi. Dobbiamo dimostrare l'Amore di Dio per farlo conoscere agli altri); 6. l'entusiasmo (Gesù non si è abituato alla sofferenza ma ha fatto sue le nostre sofferenze. Noi dobbiamo fare nostre le sofferenze altrui e per far questo occorrono l'ottimismo e l'entusiasmo per affrontarle).

Come deve esprimersi la Carità? Come si fa ad amare come ha fatto Cristo? Egli si è lasciato inchiodare. L'amore deve essere gratuito e la gratuità nasce dalla fede, perché Cristo ha amato gratuitamente. Dobbiamo compiere la Carità senza calcoli. Le opere non si "devono" fare ma "ci è concesso" farle. La prima Carità è quella di far conoscere il Vangelo. La Carità deve essere concreta e visibile non per fregiarsi di meriti, ma per illuminare la strada degli altri. Prima di misurare la Carità bisogna misurare la fede. Per essere servi bisogna avere fede e fare contemplazione. Non dobbiamo essere i manovali della Carità ma i servi della Carità. Cristo cerca una casa e la cerca nel nostro cuore."

A conclusione del primo intervento, supportato dal calore di tanti amici, vecchi e nuovi, di Don Decio, compagno di molti pellegrinaggi con la sottosezione ascolana e "faro" lungo il cammino di chi ha scelto la via del servizio, ci siamo preparati all'incontro con Cristo nella Santa Messa, che è stata celebrata da Don Luigi Marrucci, presso la chiesa dall'Abbazia. Nell'omelia il pastore ci ha invitati a meditare sulla figura di Giovanni Battista, "voce nel deserto" che prepara la strada alla "Parola", la voce senza la parola non è nulla.

Ha seguito poi il momento della convivialità del pranzo all'interno della Foresteria.

Nel pomeriggio abbiamo ascoltato la meditazione di Don Luigi Marrucci, guidata con precisione e chiarezza sul tema "Vivere e camminare da pellegrini". Il suo è stato un interessante excursus sul motivo del "pellegrinaggio" nel corso dei secoli, in preparazione al pellegrinaggio regionale a Lourdes: "Il pellegrinaggio si inserisce nel tema ampio del turismo, in particolare di quello religioso. Il pellegrinaggio nella Bibbia: la Bibbia presenta una serie di personaggi in cammino, lo stesso Israele è un popolo in cammino; Gerusalemme è la città-santuario degli ebrei a cui si sale tre volte l'anno e anche Gesù con la sua famiglia si fa pellegrino a Gerusalemme. L'evangelista Luca presenta la sua narrazione come il pellegrinaggio di Gesù alla città messianica e luogo del suo sacrificio pasquale. È proprio da Gerusalemme che la comunità del Risorto si fa pellegrina per le strade del mondo (Pentecoste); il pellegrinaggio nella Chiesa: nei primi secoli del cristianesimo, il pellegrinaggio, tipico dei giudei e dei pagani, ha una battuta d'arresto. Tutto si svolge intorno alle tombe dei testimoni della fede, sulle quali si celebra l'eucarestia. Dopo la pace costantiniana, il pellegrinaggio raggiunge i "luoghi santi" della Palestina. Il Medioevo è il periodo aureo dei pellegrinaggi (mete dei pellegrini sono Roma, Santiago, Tours). Con il movimento protestante e l'illuminismo il pellegrinaggio si fa più spirituale, è un "cammino interiore". Dal secolo XIX il pellegrinaggio verso il santuario esprime identità di fede e di cultura di un popolo. Non basta però andare a un pellegrinaggio, occorre far diventare la vita un santuario. La spiritualità del pellegrinaggio ha varie sfaccettature e manifestazioni: esso fa prendere coscienza di "cammino verso la pienezza del Regno di Dio". Infatti il camminare dell'uomo è un andare verso il Signore, tra le difficoltà della fede e l'anelito, tra la fatica del cammino e l'attesa del riposo; il pellegrinaggio è una "rinascita", perché Dio è misericordioso (Miseri cor dare= dare il cuore ai miseri, a chi è nel bisogno); il pellegrinaggio ha anche una connotazione festiva che ci permette di staccare dalla quotidianità; il pellegrinaggio è atto di culto, si va in pellegrinaggio per aprire il cuore a Cristo; il pellegrinaggio rende "araldi itineranti di Cristo"e bisogna distinguere tra liturgia e devozione. Le devozioni non sono sullo stesso piano delle celebrazioni. Soggetto della celebrazione è Cristo, quello della devozione siamo noi (il rosario è una devozione). Il devozionismo fine a se stesso non porta a nulla. L'azione liturgica ci fa parte della Chiesa e dell'incontro con Cristo, la devozione prepara a questo. Anche nei nostri pellegrinaggi a Lourdes dobbiamo essere meno "madonnari" e più innamorati di Maria. La Madonna ribadisce sempre con i suoi gesti e parole ciò che Gesù ha detto (come nelle nozze di Cana). La casa di Maria non è la grotta ma è la nostra vita. Nel pellegrinaggio c'è la dimensione apostolica: dobbiamo, come il popolo di Israele che ha ricevuto le tavole della Legge e gli apostoli che incontrano il Risorto, scendere dal monte e farci portatori del Suo Messaggio. Il pellegrinaggio è comunione: ci fa stringere unione con i nostri fratelli. Non vanifichiamo il nostro essere pellegrini, siamo venuti al mondo per approdare alla pienezza di Dio. Al santuario prendiamo vigore ma da lì ripartiamo per ricominciare il cammino. La carta d'identità del pellegrino è il pane della condivisione e la Parola della Bibbia che dà senso a quel pane secco. Il resto è del Maligno, è da buttare via!"

A questa riflessione si è infine riallacciato il nostro Assistente Spirituale ribadendo la necessità della conversione del cuore, attraverso la penitenza e l'urgenza di fuggire il devozionismo fine a se stesso. Le opere devono essere supportate dalla fede e da un'adeguata formazione.

La giornata si è conclusa e come i discepoli veniva da dire: "Signore come è bello non andiamo via". Gesù si è rivelato a noi e ha costruito la sua tenda, ci ha riempiti della Sua Grazia in un luogo di pace. È giunto il momento anche per noi di scendere "a valle", là dove sono la nostra missione, il nostro pellegrinaggio quotidiano e il nostro posto. Cristo, viandante in cerca di una casa, bussa alle porte del cuore di noi che siamo pellegrini, per trovarvi dimora. Egli ci accompagna nel cammino della vita per essere nel mondo i pellegrini della Carità!

 

 

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PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA

24 APRILE – 1 MAGGIO 2007

di Maurizio Gagliardi, Volontario, Ripaberarda AP

"Beati quelli che pur non vedendo crederanno": Gesù si rivolse in questi termini a San Tommaso, restìo di credere che lo stesso Gesù fosse risorto.

E proprio così voglio iniziare questo racconto di quest’esperienza unica, affinché tutti capiscano che per provare certe emozioni, occorre la propria presenza fisica.

Betlemme, pur dovendo essere la prima città aperta al mondo intero, è, al contrario, una città chiusa dentro un muraglione alto 9 metri, ed accessibile solo dopo un accurato controllo da parte delle forze dell'ordine che la presidiano giorno e notte.

E qui mi torna in mente lo slogan "Per fare la pace occorrono ponti non muri". Però almeno una cosa mi conforta: intanto il muro di Berlino è caduto, anche se questo scempio che circoncide Betlemme, è ancora in piedi!

Al di là di ciò va detto che un pellegrinaggio in Terra Santa, per i credenti, va fatta almeno una volta nella vita, al fine di rendere ancora più salda la Fede in Gesù come "testimone di Dio sulla Terra".

Oltre questi discorsi che affronto anche in maniera superficiale poiché non ho le basi teologiche per farlo, debbo dire che questo pellegrinaggio ha toccato in maniera profonda le mie emozioni, e le ha toccate più fortemente di quanto lo siano stati i pellegrinaggi a Lourdes e Loreto. Forse questa potenza di toccare il mio lato emotivo scaturisce anche dalla consapevolezza che questi sono i luoghi tangibili dei quali avevo solo letto nei Vangeli, mentre ora ho dato fine all'astrazione vedendo veramente questi luoghi. Mi riferisco ad esempio al luogo "delle nozze di Caanan", dove Dio tramutò l’acqua in vino.

Affascinante è stata anche la visita a Qumran (in Palestina), località sita sulla riva occidentale del Mar Morto, e vicina alle rovine di Gerico, nella quale, in una data non precisata, ma quasi certamente l'Aprile del 1947, un giovane pastore beduino di nome Muhammad Ed Dib (Maometto il lupo), scoprì casualmente dei rotoli sui quali si possono leggere, tra gli altri, anche pochi testi dell'Antico Testamento in greco.

La foto della grotta in questione è quella visibile quì sotto ed è ovvio che anche noi l'abbiamo vista in lontananza poiché inaccessibile.

Questo terreno roccioso, motivo per il quale è privo di agricoltura, mi ha spinto a capire perché Dio abbia voluto che il suo "testimone" Gesù sia dovuto vivere in questa terra, e cioè per l’umiltà.

In barca abbiamo anche fatto la traversata del mare di Galilea, o lago di Tiberiade, che è un lago nel quale affluiscono le acque del fiume Giordano. Esso è sito tra i territori d’Israele e le alture del Golan.

Il lago rappresentava il luogo di lavoro dei pescatori tra i quali Gesù scelse alcuni dei suoi apostoli: Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo e suo fratello Giovanni. Questi ultimi (figli di Zebedeo) furono chiamati da Gesù mentre sulla riva del lago riassettavano le reti, e immediatamente lasciarono tutto e lo seguirono (Luca 5,1-11).

Durante una traversata del lago, un'improvvisa tempesta mise in pericolo la fragile lancia su cui c'erano Gesù e gli apostoli. Siccome Gesù stava dormendo per la stanchezza, lo svegliarono, e con poche parole calmò la furia del mare e del vento (Luca 8,22-25).

Sono rimasto anche colpito dal Muro del Pianto (foto a sinistra).

Ho visto gli ebrei che in primis entrano nella piazza antistante il muro solo dopo aver indossato un cappellino bianco. Mi sono chiesto: ma se anche noi, in Italia, ci comportassimo così, forse saremo presi per pazzi? Mentre è proprio la Fede di questi uomini che li spinge ad assumere questi comportamenti. Tra un blocco e l' altro del muro ci sono delle fessure nelle quali ognuno può lasciare un foglietto con i propri buon auspici.

   

 

 

 

 

Mi ha colpito anche il vedere, in una Chiesa, questo drappo con le scritte “Pace” in diverse lingue: come osano auspicare la pace se Betlemme, ad esempio, è circondata da militari armati!?!  (foto a destra)

 

 

 

Ringrazio Dio per la creazione di persone come la nostra guida, senza la quale non avremo mai capito nulla di tanti paesaggi. Ci spiegava bene ogni cosa, e ci ha spiegato anche perché a Betlemme, seppur poverissima, si possano vedere tanti nuovi edifici. In sostanza quegli edifici sono vuoti, non sono abitati da nessuno, ma sono stati creati perché se un giorno qualche autorità decidesse di inglobare Betlemme ad Israele, questa sarebbe subito bloccata, anteponendo il fatto che Betlemme vanta appunto molti edifici.

In questa foto si vede l'ingresso della "Basilica dell’ Annunciazione", e racchiude al suo interno il luogo dove l’Arcangelo Gabriele annunciò a Maria che avrebbe dato alla luce Gesù. Noi Cristiani, ogni volta che recitiamo l’Ave Maria, ripetiamo in sostanza ciò che l'Arcangelo Gabriele disse a Maria: Ave o Maria, piena di grazia… e benedetto è il frutto del tuo seno: Gesù … .

Nel frontespizio di tale Basilica è leggibile la dicitura "Verbum caro factum est et habitavit in nobis" ("Qui il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi").

In quest'altra foto è visibile l’ingresso della Chiesa del Santo Sepolcro, chiamata anche la "Chiesa della Resurrezione", la quale vanta al suo interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme. Il terreno sul quale la chiesa è edificata è venerato come luogo del "Golgota" ("Luogo del Cranio" o "Collina del Calvario"), all’ interno della quale è possibile toccare la roccia sulla quale fu innalzata la croce di Gesù (come testimoniato dal Nuovo Testamento).

Concludo testimoniando ancora più forte a tutto il mondo che questo pellegrinaggio mi ha avvicinato ancora di più alla Fede e alla gente malata. Visitando luoghi dove Lui è passato, dove ha compiuto miracoli, dov’è stato poi crocifisso, spesso mi induceva a piangere dalla commozione, ma credo che a chiunque faccia lo stesso effetto: PROVARE PER CREDERE!

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